Oggi siamo andati al Salone e – al di là dell’esposizione, di cui vi parleremo nei prossimi giorni – abbiamo notato alcuni temi ricorrenti. Era la nostra prima visita e, sebbene sapessimo vagamente cosa aspettarci, siamo stati colti impreparati su molti aspetti. Per questo vi proponiamo un piccolo vademecum per affrontare al meglio l’evento.

mobile

  1. Comprate il biglietto online. Fino a domani è possibile acquistare il proprio biglietto via internet: sfruttate questa possibilità! Le code in biglietteria sono chilometriche già un’ora prima dell’apertura.
  2. Munitevi di una mappa accurata del Salone. Le trovate agli ingressi, intorno a degli enormi totem rossi. Vi saranno utili per orientarvi, ma soprattutto per segnare gli espositori che vi hanno colpito di più (in alternativa o in abbinamento al punto successivo).
  3. Portate un trolley o una borsa con le ruote. Anche avendo visitato parecchie fiere di settore, sappiate che mai come al Salone del Mobile verrete inondati (e andrete a caccia) di brochure e cataloghi dal discreto peso specifico. Già dopo la visita al Salone del Bagno le vostre spalle chiederanno pietà e il “sovraccarico da dépliant” vi farà apprezzare meno i padiglioni che visiterete per ultimi.
  4. Vestite bene, preferibilmente di nero. Abbiamo scelto la comodità nel vestire ed è stato un grave errore. Vestitevi con cura per evitare di sentirvi a disagio nell’ambiente. Apprezzerete questo consiglio soprattutto nei padiglioni 1-3, ossia quelli del lusso (un mondo a parte non solo come prodotti esposti, ma anche come etichetta specifica).
  5. Portate MOLTI biglietti da visita. Se sono utili negli altri padiglioni, diventano indispensabili nell’area del lusso, in cui le hostess vi richiederanno il bigliettino anche solo per accedere negli stand. Avendoli noi finiti al Salone del Bagno abbiamo dovuto sfuggire la sorveglianza per visitare le aree delle singole aziende (e non è stato sempre semplice!

Ecco tutto! Voi avete dei consigli differenti o siete d’accordo con i nostri? Intanto vi auguriamo una buona visita e buon divertimento!

 

 

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Ogni privato cittadino si può recare in qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate (sezione Territorio, presso queste sedi) e richiedere gratuitamente a sportello la stampa della planimetria catastale (cioè la pianta registrata al Catasto, come ultima versione aggiornata) della propria abitazione, fornendo:

  • i propri dati anagrafici;
  • copia del proprio documento d’identità in corso di validità;
  • il proprio codice fiscale;
  • l’indirizzo della propria abitazione e – se possibile – gli identificativi catastali (ossia sezione, foglio e mappale, che potete trovare sull’atto di proprietà, oppure sull’ultima visura effettuata).

L’unica condizione è che il richiedente abbia un qualche tipo di diritto ufficiale sull’immobile di cui vuole la pianta (ad esempio in qualità di proprietario, usufruttuario, enfiteuta, ecc.).

Attenzione: è escluso l’affittuario, il quale deve presentare insieme ai documenti già elencati anche la delega di chi detiene il diritto sull’immobile (accompagnata dalla copia del documento d’identità del delegante).

Prima d’iniziare un cantiere edile, ci sono alcuni aspetti a carico esclusivo del proprietario. Quest’ultimo deve – in sintesi – predisporre i propri locali in modo da fornire all’impresa che opererà e agli altri soggetti coivolti un ambiente sgombro e con le forniture necessarie a garantire un felice svolgimento del cantiere.

Il proprietario deve quindi:

  1. Assicurarsi che siano attive le forniture di luce e acqua (ricordando che – salvo diversi accordi in fase contrattuale – le bollette durante il cantiere si considerano a carico del committente e NON dell’impresa). Per le altre forniture (gas, telefono, internet) può essere opportuno attivare i contratti in tempi sufficienti (quindi con un buon anticipo) per garantire all’impresa o agli artigiani di verificare il corretto funzionamento degli allacci. Queste ultime voci non sono però necessarie per lo svolgimento del cantiere.
  2. Sgomberare la futura area di cantiere da oggetti (ad esempio mobili) o altri ingombri. Questo vi permetterà di evitare danni alle cose causati inavvertitamente e consentirà agli operai di lavorare con maggiore serenità.
  3. Garantire agli operai l’accessibilità all’area di cantiere. Se il cantiere è in casa vostra (ossia se gli interventi hanno luogo nell’abitazione in cui vivete, ad esempio per il rifacimento di un bagno), concordate con l’impresa gli orari di apertura e chiusura del cantiere, in modo da poterli far accedere al cantiere. Se il cantiere è invece in un’area non occupata (un appartamento ancora disabitato, un capannone vuoto, ecc.) potete semplicemente fornire all’impresa un duplicato delle chiavi.

E nel caso di un condominio? Occorrono cautele aggiuntive (fatte salve eventuali precisazioni contenute nei regolamenti dei singoli condomini) alle precedenti! In particolare:

  1. Avvisate con un giusto anticipo i condomini, l’amministratore e (se lo avete) il portiere. Per sicurezza potete andare a verificare (meglio se accompagnati dal vostro tecnico) lo stato degli appartamenti confinanti prima dei lavori (magari facendo qualche foto) in modo da evitare contenziosi in seguito (ad esempio lesioni o infiltrazioni presenti da prima che diventano “all’improvviso” causate dallo spostamento di una vostra tramezza!). Una volta documentato lo stato precedente, potrete partire con più sicurezza!
  2. Lavori sugli impianti comuni (citofonico, riscaldamento, TV) devono essere concordati con l’amministratore. In particolare, agire sull’impianto di riscaldamento centralizzato richiede attenzioni particolari, perché un vostro singolo intervento potrebbe compromettere il funzionamento di tutto l’impianto. Pensiamo ad esempio all’iniziativa di un singolo condomino per sostituire i radiatori con un riscaldamento a pavimento…Iniziativa lodevole, se non fosse che quest’ultimo funziona a temperature molto più basse (35-40° del pavimento radiante rispetto ai 65-80° dei radiatori) creando un disequilibrio nella distribuzione del calore e danneggiando (sia dal punto di vista del rendimento che dei costi) l’impianto nella sua totalità!

La possibilità di demolire e ricostruire un immobile è riconosciuta dal Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001), nello specifico trattata nell’art. 3:

d) “interventi di ristrutturazione edilizia”, gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. […] Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica nonche’ quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purche’ sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente.

Le cause per realizzare questa tipologia d’intervento possono essere molteplici, ma sono tutte racchiuse sotto il desiderio di rimediare ad un’obsolescenza (strutturale, energetica, architettonica).

Nonostante il Testo Unico fissi il vincolo della “stessa volumetria”, la Sentenza appena depositata (1763/2015) del Consiglio di Stato, ribadisce come sia necessario il rispetto non solo della volumetria, ma anche della sagoma dell’edificio demolito.

In base alla normativa statale di principio, quindi, un intervento di demolizione e ricostruzione che non rispetti la sagoma dell’edificio preesistente – intesa quest’ultima come la conformazione planivolumetrica della costruzione e il suo perimetro considerato in senso verticale e orizzontale – configura un intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione edilizia

Sebbene la sentenza sembri trattare il caso di edificazione in zona con vincolo paesaggistico, il Consiglio di Stato sembra rimarcare la differenza tra ristrutturazione (demolizione e fedele ricostruzione) e nuova costruzione, rendendo più chiaro come il rispetto della sagoma paia essere condizione vincolante quanto il rispetto della volumetria.

Piccola premessa: in studio c’è grande eccitazione per la prossima apertura del salone del mobile di Milano (14-19 aprile) e quindi siamo piuttosto focalizzati sul tema “arredi e interni”… 😉

Le sedie sono bellissime, è un dato di fatto. L’equilibrio che si viene a creare tra le parti, l’uso del colore, l’alternanza di materiali diversi permettono di proporre combinazioni compositive sempre nuove.

5 – Elephant Wood di Kristalia (Design Neuland. Paster & Geldmacher)

Elephant Wood di Kristalia

Elephant Wood di Kristalia

4 – Søborg Chair di Fredericia (Børge Mogensen)

Søborg Chair di Fredericia

Søborg Chair di Fredericia

3 – Polygon di Prostoria

Polygon di Prostoria.

Polygon di Prostoria.

2 – Standard  di Vitra (Jean Prouvé) 

Standard di Jean Prouvé

Standard di Jean Prouvé

1 – Letizia di Frau (Gaston Rinaldi)

Letizia di Gastone Rinaldi

Letizia di Gastone Rinaldi

La carta da parati ha subito negli ultimi anni un’indubbia discesa nella considerazione dei progettisti e nella propria reputazione generale. Da finitura pregiata si è trasformata nel tempo in finitura “da vecchia zia”, in grado di richiamare immagini d’interni polverosi e dalla ricchezza d’antan (percorso inverso rispetto a quello delle piastrelle ceramiche, che vivono da alcuni anni una nuova fase di successo). Niente di più sbagliato!

Buen Retiro, Marca Wall and Decò - http://www.wallanddeco.com/

Buen Retiro, Marca Wall and Decò – http://www.wallanddeco.com/

Perché scegliere la tappezzeria, quindi?

1. Flessibile

La carta da parati ha decori praticamente infiniti (e se pensiamo alla moderna possibilità di personalizzare la tappezzeria con immagini scelte da noi, le possibilità sono DAVVERO infinite!).

Collezione Fornasetti - Cole and Son -http://www.cole-and-son.com/en/

Collezione Fornasetti – Cole and Son – http://www.cole-and-son.com/en/

2. Adatta ad ogni ambiente

I trattamenti superficiali a cui può essere sottoposta la carta da parati la rendono impermeabile ed adatta ad essere utilizzata anche in bagno o in cucina. Inoltre le moderne colle permettono di scongiurare il pericolo muffe e allergie!

3. Rinnova con facilità

Per piastrellare una stanza, sebbene esistano ottime colle, è buona norma preparare un minimo la superficie del fondo per permettere una migliore presa. La carta da parati, al contrario può essere applicata direttamente sulla parete.

Collezione TEA House - Thibaut - http://www.thibautdesign.com/

Collezione TEA House – Thibaut – http://www.thibautdesign.com/

4. Senza vincoli dimensionali

La bellezza della carta da parati è senza dubbio la sensazione di “su misura” che riesce a trasmettere in ogni ambiente. La ripetitività del pattern (unita ovviamente all’applicazione di una mano capace!) permette di avvolgere le superfici, dando un’idea di perfetta finitura in ogni ambiente (anche di forma irregolare).

Il lavabo è generalmente un elemento di arredo trascurato. Se la vasca o la doccia catalizzano le attenzioni durante il progetto di un bagno, per la scelta del lavandino ci si orienta unicamente tra macroaree (da appoggio, a colonna, incassato), senza prestare attenzione a un elemento nobile e scultoreo che può permettere di dare carattere all’ambiente.

Questi cinque sono i nostri preferiti del 2015 (cliccando sul nome del singolo prodotto verrete mandati alla pagina di riferimento…buona lettura!).


5 – Shui (marca Ceramica Cielo) 

Bella ceramica scura e forma interessante, per un prodotto italiano e moderno senza eccessi. Apprezziamo la grande varietà di colori proposti, oltre che il design sobrio.

Lavabo Shui.

Lavabo Shui.


4 – Metamorfosi (marca Olympia) 

Questo lavabo in ceramica si caratterizza per la bellezza e vivacità del colore, nonché per la forma fluida. Adatto ad un bagno per ragazzi o di servizio.

Lavabo Metamorfosi.

Lavabo Metamorfosi.


3 – Egg (marca Pibamarmi) 

Per continuare la serie con un altro prodotto di prestigio, Pibamarmi si occupa della realizzazione di arredi bagno in pietra scavata. I pezzi sono vere e proprie sculture e l’arredo Egg unisce alla bellezza del materiale una forma estremamente azzeccata e sontuosa.

Lavabo Egg.

Lavabo Egg.


2 – Drayton (marca Victoria & Albert) 

I prodotti di Victoria & Albert sono decisamente su un livello superiore per l’uso di un materiale particolare, ossia il QUARRYCAST®, una miscela di roccia calcare vulcanica e resine ad alte prestazioni, per un colore naturalmente bianco.

Lavabo Drayton.

Lavabo Drayton.


1 – Murano (marca REXA Design)

Realizzato in vetro di Murano e lavorato artigianalmente, è un vero gioiello pensato per impreziosire un bagno padronale o per spazi di rappresentanza. In due colori (grigio e bronzo), ha una forma davvero perfetta. Senza dubbio il nostro preferito!

Lavabo Murano.

Lavabo Murano.